Teatro San Leonardo di Viterbo: TRADIMENTI di Harold Pinter

Debutta in prima assoluta dal 22 al 25 settembre al Teatro San Leonardo di Viterbo, TRADIMENTI di Harold Pinter con la regia di Pierpaolo Sepe.
Un amore, di solito, viene raccontato da quando ha inizio. Harold Pinter no: sceglie di raccontarlo dalla fine. Era il 1978 quando debuttava a Londra questo testo, oggi considerato tra i più intensi e riusciti della sua produzione, capace di ribaltare il tempo della narrazione e restituirci una storia che si racconta all’indietro, dal momento in cui tutto è già finito fino all’istante in cui tutto ha avuto inizio. Al centro, una relazione clandestina. Lei, lui e l’altro. Non sono due, gli amanti coinvolti: c’è anche il marito, che è insieme la persona tradita e il migliore amico dell’amante. Un triangolo, dunque, nella sua forma più classica, eppure raccontato con un meccanismo che lo rende tutt’altro che scontato. Perché seguendo gli eventi a ritroso, ciò che emerge non è tanto la trama quanto la trama sotterranea: quella fatta di sguardi trattenuti, parole rimandate, verità che si preferisce non dire. Il segreto, qui, non è un dettaglio della vicenda: ne è la sostanza.
Pinter costruisce così un’opera che parla d’altro pur restando fedele alla sua storia: parla di noi, delle cose non dette, dei silenzi che a volte pesano più di un vero tradimento. Perché forse non esiste dolore più sottile di quello che si prova ripensando a una parola mai pronunciata, a una stanza in cui avremmo potuto dire qualcosa e non lo abbiamo fatto.
“La memoria è il medesimo che la fantasia.» Giambattista Vico affida a questa intuizione una delle idee più sorprendenti della sua filosofia. Non oppone il ricordo all’invenzione. Li riconosce come appartenenti allo stesso gesto. La memoria non è un archivio. È una forza creatrice. Ogni volta che ricordiamo, ricominciamo a immaginare. Forse è da qui che bisogna entrare in Tradimenti. Per anni questo testo è stato raccontato come una commedia sull’adulterio. Un triangolo amoroso. Un raffinato gioco borghese costruito sulla cronologia invertita. È una definizione corretta, ma insufficiente. Pinter non racconta un tradimento. Racconta ciò che accade ai fatti quando cessano di appartenere al presente. Il passato non rimane mai fermo. Si muove insieme a noi. Ogni esperienza modifica tutte quelle che l’hanno preceduta. Ogni perdita riscrive gli anni della felicità. Ogni scoperta altera il significato di una parola pronunciata molto tempo prima. La memoria non conserva gli avvenimenti; conserva il bisogno che abbiamo di dare loro un senso. Per questo Tradimenti procede all’indietro.”– annota il regista Pierpaolo Sepe.
“Non è un artificio. Non è un esercizio di stile. È il solo tempo possibile della memoria. È la fine a illuminare ciò che è stato. È la separazione a scegliere i dettagli che meritano di sopravvivere. È il rimpianto a decidere quali gesti diventeranno essenziali e quali, invece, scompariranno per sempre. La memoria è un montaggio. Taglia. Accorcia. Dilata. Cancella. Aggiunge. Nessun ricordo coincide con ciò che è accaduto. Ogni ricordo coincide soltanto con ciò che siamo diventati. È questa la vertigine che Pinter consegna agli attori. Emma, Jerry e Robert non rivivono il passato. Lo ricreano. Ogni scena sembra avvicinarci alla verità, ma accade esattamente il contrario. Più ci spostiamo verso l’origine della vicenda, più comprendiamo che un’origine non esiste. Esistono soltanto versioni. Esistono sguardi. Esistono silenzi. Il silenzio, in Pinter, non è mai una pausa. È il luogo dove le parole continuano a lavorare senza essere pronunciate. È lo spazio in cui la memoria cambia forma. È lì che il ricordo diventa immaginazione. Per questo non ho mai pensato ai personaggi come a dei bugiardi. Mentono, certo. Ma non è questo il punto. La menzogna appartiene ancora alla verità. Per mentire bisogna conoscere con precisione ciò che si vuole nascondere. I personaggi di Tradimenti, invece, sembrano smarrire progressivamente la possibilità stessa di distinguere ciò che è stato da ciò che avrebbero desiderato fosse stato. Il loro vero tradimento non riguarda il matrimonio. Riguarda il ricordo. Tradiscono continuamente la propria memoria per poter continuare a vivere. Ogni essere umano lo fa. Nessuno attraversa la propria esistenza portando con sé un archivio intatto. Vivere significa modificare incessantemente il racconto della propria vita. Alcuni episodi vengono dimenticati. Altri acquistano un peso che non avevano. Alcuni volti ritornano con una nitidezza inspiegabile, mentre interi anni precipitano nell’ombra. La memoria è selettiva. Ma soprattutto è poetica. Sceglie ciò che ci serve. Non ciò che è accaduto. È qui che il teatro incontra Vico. Il teatro non è il luogo dove si ricostruiscono i fatti. È il luogo dove i fatti vengono nuovamente immaginati davanti a una comunità. Ogni sera gli attori prestano il proprio corpo a una memoria che non appartiene soltanto ai personaggi. Appartiene anche agli spettatori. Chi guarda Tradimenti non assiste al passato di Emma, Jerry e Robert. Assiste al proprio. Ognuno riconosce un gesto dimenticato. Una telefonata mancata. Una parola detta troppo tardi. Un amore che continua a vivere soltanto perché il tempo gli ha sottratto la possibilità di essere contraddetto. Restituendo agli esseri umani ciò che credevano di avere perduto. In questa regia non mi interessa stabilire chi abbia ragione. Non mi interessa cercare il colpevole. Non credo che Pinter scriva processi morali. La sua scrittura non condanna. Espone. Lascia che siano i silenzi a completare il giudizio. Per questo anche la scena dovrà rinunciare a ogni psicologismo. Non cercherà di spiegare. Non accompagnerà il pubblico verso una conclusione. Proverà, piuttosto, a costruire uno spazio in cui il tempo perda la propria sicurezza. Uno spazio dove il passato continui a trasformarsi davanti ai nostri occhi. Vorrei che ogni scena avesse la consistenza di un ricordo. Nitida e insieme incompleta. Concreta e insieme irraggiungibile.”
Tradimenti non è solo uno spettacolo: è la prima grande produzione del Teatro San Leonardo, realizzata grazie al sostegno della Regione Lazio. Un debutto che apre una strada nuova, quella di una produzione all’anno pensata per affrontare tournée di respiro nazionale.
Lo spettacolo toccherà intanto Roma, Acquapendente, Narni e Capranica. In corso la definizione di molti altri teatri italiani. Un progetto che dimostra come il Teatro San Leonardo, con la sua organizzazione, sia pronto a misurarsi con produzioni ambiziose, chiamando a raccolta grandi attori e grandi registi. Ma non solo: le prossime produzioni diventeranno anche occasioni di scrittura per gli allievi della scuola del teatro stesso, che potranno così mettersi alla prova su progetti destinati a un pubblico nazionale. Un debutto che guarda già oltre sé stesso.
Tradimenti
di Harold Pinter
Regia di Pierpaolo Sepe
Con Laura Cravedi, Giacomo Pressi, Francesco Santarelli
Scene Beatrice Sabatino
Costumi Rossella Oppedisano
Una produzione Teatro San Leonardo (Associazione Persistenze)
DAL 22 AL 25 SETTEMBRE
TEATRO SAN LEONARDO- VITERBO





