Con “L’Abbazia di Marzapalo” si chiude la rassegna “Storie… di Venerdì in biblioteca”

Con la presentazione del volume “L’Abbazia di Marzapalo” di Claudio Urbani si concluderà ufficialmente giovedì 11 gennaio alle ore 17.30, presso la Biblioteca Comunale di Acquapendente, la rassegna culturale “Storie… di Venerdì in biblioteca”, promossa in collaborazione tra il Comune di Acquapendente, l’Archivio Storico Comunale di Acquapendente e la Regione Lazio.
«Ha accompagnato per tre mesi gli aquesiani», sottolineano gli organizzatori, «in un viaggio tra memoria, tradizioni e identità del territorio. Gli incontri hanno rappresentato un’importante occasione per approfondire la storia locale attraverso racconti, testimonianze e interventi di studiosi ed esperti. Non solo una rassegna di presentazioni, ma un vero e proprio percorso culturale che ha messo al centro la comunità e le sue radici. Dai racconti popolari alle testimonianze artistiche, fino agli approfondimenti storici sugli Etruschi e sui luoghi simbolo del territorio, ogni appuntamento ha contribuito a costruire una narrazione condivisa».
Le più antiche e accreditate fonti storiche ricordano come Marzapalo rappresenti una realtà oggi scomparsa o celata: «Entità scomparsa o celata è quella del forte monastero di Santa Maria di Marzapalo». Nel 1072 la chiesa di Marzapalo, situata sul Monte Rufeno, apparteneva al Comitatu de Urbiveto.
Nel 1224 viene definito il confine della selva di Monte Rufeno tra il Comune di Orvieto e il monastero di Santa Maria di Marzapalo, altro importante complesso monastico del quale si sono poi perse le tracce. Il documento originale riporta:
«Millesimo CC°XXIIIJ°. Terminatio silve Montis Rofeni inter Comune Urbisveteris et monasterium Sancte Marie de Marzapalo. Patet manu Bonagratie Ardiccionis notarii».
Nel 1406, alla morte del pontefice protettore dei Monaldeschi della Cervara, gli abitanti di Acquapendente assalirono alcuni possedimenti di confine della famiglia. Le cronache riportano:
«In detto anno gli Aquesiani, dopo la morte del papa, presero Monte Rufeno e San Pietro Aquaeortus, bruciarono Marzapalo e fecero danno a Trevinano».
Il 12 aprile 1425 morì Brandolino Monaldeschi della Cervara, fratello di Gian Francesco Monaldeschi e di Gentile I Monaldeschi. Frate camaldolese, teologo e protonotario apostolico, era molto vicino a Papa Martino V, che gli aveva concesso le rendite dell’abbazia di Marzapalo e della selva di Monte Rufeno.
Sul finire del XVI secolo, le Croniche de Acquapendente descrivono così il monastero:
«Santa Maria di Mazzapalo è scaricata e stà dentro la selva detta la Bandita. Anticamente si trova che vi stavano li frati di Santo Guglielmo di Grosseto, et li vestigij che vi sono mostrano d’esservi stato gran convento et chiesa.»
Il XVII secolo segna l’inesorabile declino del monastero di Santa Maria di Mazzapalo, che cade progressivamente in rovina. Nel XIX secolo i suoi resti vengono adattati a casale rurale — il Casale Marzapalo, o Marzapane — abitato fino alla metà del Novecento.
Dopo la Seconda guerra mondiale, il radicale cambiamento dell’economia agricola porta a un nuovo abbandono del sito. Negli anni Novanta la Riserva Naturale Monte Rufeno recupera e ristruttura le rovine del Casale Marzapalo per trasformarle in un centro di formazione dedicato alle discipline silvane e forestali, utilizzato fino al 2004.
Nel 2015 il complesso viene affidato in gestione all’Associazione di Promozione Sociale Hansel e Gretel, tornando così a nuova vita e recuperando il proprio ruolo di luogo di incontro, formazione e valorizzazione del territorio.
