Giovedì 23 luglio ore 18:00, Piazza Capranica.
Smascheriamo i mandanti. No allo scudo penale per gli agenti di polizia coinvolti. L’unica sicurezza è la sicurezza sociale.
Pretendiamo verità e giustizia per l’omicidio di Abderrahim Fakir avvenuto a Bologna per mano delle forze dell’ordine, stringendoci al fianco della famiglia, dei suoi cari e di tutto il quartiere Pilastro di Bologna. Una violenza inaudita avvenuta di fronte alla richiesta di aiuto di Fakir, in cui la polizia si è sostituita ai sanitari che sono rimasti immobili ad assistere all’omicidio di stato, provando ora a scaricare su di loro la responsabilità dell’accaduto.
L’assassinio di Fakir è la prima occasione in cui viene applicato lo scudo penale per gli agenti di polizia, previsto dalla Legge 80/2025. Pretendiamo immediatamente il ritiro dello scudo penale per i poliziotti coinvolti come atto doveroso in un Paese che dovrebbe garantire lo stato di diritto.
Mentre si sostiene un piano di riarmo e una politica di guerra all’esterno, il nostro governo propone sul fronte interno economia di guerra, militarizzazione della società e criminalizzazione del conflitto e del dissenso, annullando sempre più gli spazi democratici. Un clima oramai chiaro in tutto l’occidente, tanto che le immagini di Fakir ricordano quelle di George Floyd e degli interventi dell’ICE trumpiana. Ma restando alle nostre latitudini, già la morte di Ramy Elgami a Milano o la vergognosa propaganda di questo giorni attorno all’improponibile grazia per il gioielliere Mario Roggero ci parlano della spirale reazionaria in cui si sta avvitando anche il nostro paese.
Crediamo che quanto sia accaduto a Bologna abbia dei chiari responsabili politici.
Sicuramente il governo Meloni, che da tempo impone una stretta repressiva varando continui decreti sicurezza, prevedendo impunità per le forze di polizia e praticando continuamente l’attacco al dissenso e alle lotte, inserendovi misure che attaccano direttamente le persone immigrate in Italia.
Questo ha ulteriormente sdoganato il razzismo istituzionale che legittima il clima dentro il quale le forze di estrema destra osano proporre la proposta vergognosa della remigrazione.
Ma sono responsabili anche le amministrazioni comunali che, a partire dalle grandi città metropolitane, anziché pretendere i giusti fondi per i servizi destinati ai quartieri popolari, lavorare per appianare le disuguaglianze sociali sempre più ampie, creare città a misura di chi le vive e garantire sicurezza sociale, contribuiscono alla svendita degli spazi urbani posti a servizio della speculazione e assecondano il vento securitario nazionale per governare le contraddizioni che esplodono nei nostri territori: gli stessi sindaci di centrosinistra si sono resi protagonisti della realizzazione delle zone rosse, della fornitura di taser per gli agenti, della militarizzazione dei quartieri popolari e della criminalizzazione del dissenso, come avviene anche a Roma dove sono sempre più diffuse misure securitarie e dove sta venendo applicato il Decreto Caivano al quartiere del Quarticciolo.
Ci vediamo giovedì 23 in piazza Capranica ore 18 per pretendere verità e giustizia per Fakir.
