In questa calda estate Viterbese, la drammatica notizia della morte dell’operaio edile Francesco Galiano, ci ha scosso profondamente, alla famiglia va il nostro cordoglio e la vicinanza.
Questo tragico evento, ha riportato al centro dell’attenzione una realtà che sottovalutiamo: sempre più spesso a perdere la vita nei cantieri edili sono lavoratori con oltre 60 anni. Morire di infarto in cantiere, a 65 anni, durante giornate di caldo estremo, non può essere considerato un evento isolato, ma il segnale di un problema più profondo che riguarda il lavoro.
Nel solo mese di giugno 2026, sono state 127 le vittime del lavoro, il dato peggiore degli ultimi 2 anni e mezzo. La media quotidiana è di 4,2 morti, la più alta dell’anno. Il 52,8% delle vittime aveva più di 50 anni e per la prima volta il numero maggiore è nella fascia di età tra i 61 e i 70 anni, i lavoratori stranieri morti sono stati il 22% del totale. (dati nazionali ufficiali INAIL e Rete_Iside).
I continui ritocchi in aumento di mesi, che ci vengono comunicati in Italia dell’età pensionabile, oggi si scontra con una conseguenza evidente e dolorosa: l’aumento delle morti sul lavoro. Nei lavori più pesanti e usuranti, come quelli in edilizia, l’età avanzata espone a rischi gravissimi. Il dato che emerge è: nei cantieri edili aumentano i decessi di lavoratori anziani.
Il nostro partito da sempre al fianco dei lavoratori e dei sindacati, chiede di rimettere mano alle norme che regolano i lavori usuranti, non sono bastati i dispositivi di tutela parziale approvati recentemente. Non si tratta soltanto di riconoscere la fatica fisica di certe mansioni, ma di considerare in modo serio l’effetto dell’età sul rischio lavorativo. Un lavoratore di oltre 60 anni, impegnato in un cantiere sotto il sole, non affronta le stesse condizioni di un lavoratore più giovane.
Alla luce di questi elementi, serve una mobilitazione politica di tutti su questi temi, perché questo governo affronti con una legge urgente, il tema delle morti sul lavoro legate al caldo, all’età e alla natura usurante di alcune occupazioni. Non si può continuare a ignorare i decessi registrati quest’estate in Italia in relazione alle temperature elevate. Rivedere le norme, proteggere i lavoratori delle categorie più esposte, tra le quali i lavoratori agricoli, adattare le regole alla realtà climatica attuale è una necessità.
Per concludere, abbiamo appurato che le politiche neoliberiste e il conseguente aumento dell’età pensionabile, hanno prodotto più morti sul lavoro, allora bisogna far sentire la nostra voce. La tutela della vita dei lavoratori, soprattutto di quelli più anziani e più esposti, deve tornare al centro delle linee programmatiche dei Governi.
Irene Massimi segretaria Circolo Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea
