Il 16 aprile 2026, l’Aula Magna dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo ha ospitato la giornata di studi dal titolo Il valore strategico del tutor nella formazione iniziale e specialistica degli insegnanti. L’evento, promosso dal LabForm dell’ateneo, ha riunito docenti, tutor coordinatori, ricercatori e rappresentanti istituzionali per riflettere sul ruolo centrale del tutor nei percorsi abilitanti e di specializzazione, con particolare attenzione alle sfide poste dalle tecnologie digitali, dall’intelligenza artificiale e dalle nuove esigenze della scuola contemporanea.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali dell’Ateneo della Magnifica Rettrice, seguiti dalle relazioni introduttive. Giorgio Crescenza, delegato alla formazione insegnanti e direttore di LabForm-Cia, ha illustrato l’impegno dell’Università della Tuscia nella formazione dei docenti, delineando prospettive e linee di sviluppo future. Francesco Agrusti, docente di Pedagogia sperimentale dell’Università Roma Tre, ha affrontato il tema del rapporto tra insegnanti e intelligenza artificiale, soffermandosi sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie e sulla necessità di un loro utilizzo consapevole e critico. Patrizia Sibi ha infine presentato il programma della giornata e il senso complessivo dell’iniziativa.
Negli ultimi anni, la professione docente è stata chiamata a confrontarsi con una complessità crescente. La scuola non è più un’isola protetta, ma un crocevia di saperi, linguaggi e sollecitazioni che provengono da ambienti esterni sempre più dinamici e frammentati. Ai tradizionali codici disciplinari si affiancano oggi molteplici canali comunicativi, forme espressive ibride e la necessità di rispondere a bisogni educativi diversificati. In questo contesto, l’insegnante non è solo un trasmettitore di contenuti, ma un interprete attento di scenari in rapida trasformazione.
Questa crescente complessità richiede una formazione iniziale e specialistica che sia al contempo tecnica e concettuale. Non basta più apprendere le metodologie didattiche del passato: occorre sviluppare capacità riflessive, competenze digitali critiche e una consapevolezza profonda delle dinamiche relazionali ed emotive che attraversano l’aula. È qui che emerge con chiarezza la funzione strategica del tutor, figura oggi centrale nei percorsi di abilitazione e specializzazione, come quelli del TFA sostegno.
Il tutor non è un semplice accompagnatore burocratico o un osservatore esterno. Piuttosto, agisce come un mediatore tra l’esperienza accumulata sul campo e l’immissione di un sapere aggiornato, fondato sulla ricerca pedagogica e sulle innovazioni normative e tecnologiche. Questa idea è emersa con forza nella sessione dedicata all’esperienza LabForm, nella quale Tatiana Bellucci ha illustrato il modello della “rotazione funzionale” dei tutor coordinatori. Tale prospettiva è stata ulteriormente avvalorata dalla restituzione della sperimentazione condotta da Raffaella Aniello, Roberta Maria Delle Monache, Donatella Natalini e Alessandro Bellatreccia: attraverso l’analisi dei risultati e dei feedback raccolti nelle diverse classi di concorso, è stato possibile documentare l’efficacia di questo approccio dinamico nel contesto reale. Giusy Zevolini e Alessandro Bellatreccia hanno approfondito il tema della progettazione didattica innovativa, pilastro centrale dei nuovi percorsi abilitanti.
Ampio spazio è stato riservato anche alle tecnologie digitali e al loro impiego nella formazione. Daniela Di Donato e Patrizia Sibi hanno richiamato l’esigenza di un uso critico delle intelligenze artificiali, evitando tanto entusiasmi acritici quanto rifiuti pregiudiziali. In una prospettiva più ampia, Gabriella Antezza, responsabile dell’area formazione di Materahub, ha presentato alcune esperienze europee di tutoring e mentoring, mostrando come la dimensione del tutorato assuma ormai rilievo strategico anche nei processi di innovazione internazionale.
Nel corso delle relazioni e dei simposi paralleli, particolare attenzione è stata riservata ai linguaggi con cui i futuri insegnanti saranno chiamati a interagire. Non solo il linguaggio verbale, ma anche quelli digitali, iconici e non verbali. Un’intera sessione, curata in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi, ha messo in luce come la disabilità sensoriale richieda un ripensamento profondo della comunicazione in classe: Quando le parole non servono era il titolo eloquente del percorso esperienziale progettato da Patrizia Sibi e Raffaella Aniello e condotto da Donatella Visceglia, con la partecipazione della piscoterapeuta ed assistente alla comunicazione LIS Maria Fornario dell’ENS di Viterbo.
Proprio in questa direzione, uno spazio adeguato è stato dedicato alla comunicazione non verbale e all’importanza del controllo del fisico nell’atto educativo. Il corpo dell’insegnante – il suo atteggiamento, la postura, la gestualità, la capacità di modulare la voce – non è un aspetto secondario, ma una componente propedeutica a un apprendimento sereno ed efficace. Gli interventi sulle metodologie attive per il tirocinio indiretto, presentati da Antonella Vitarelli, Maria Giuffrida, Maria Elena Mozzetta e Graziella Fava, hanno ricordato come la consapevolezza corporea e relazionale del docente favorisca un clima positivo e condizioni più efficaci per l’apprendimento.
Nella sessione pomeridiana, Giorgio Asquini, membro del Consiglio direttivo del CRESPI, ha richiamato il tema della professionalità docente come oggetto di ricerca e formazione continua, mentre Emilia Iandiorio ha posto l’attenzione sulle connessioni istituzionali e sul ruolo del tutor tra mediazione didattica e flussi amministrativi, dimensione spesso meno visibile ma essenziale al funzionamento dei percorsi formativi.
In conclusione, la giornata di studi dell’Università della Tuscia ha restituito un’immagine chiara e articolata del tutor come figura chiave per la qualità della scuola del futuro. In un’epoca di transizione digitale, di riforma dei percorsi abilitanti e di crescente attenzione all’inclusione, il tutor si conferma non solo un formatore, ma un costruttore di ponti: tra generazioni di docenti, tra saperi disciplinari e competenze trasversali, tra il dentro e il fuori della classe. Una consapevolezza, questa, che appare oggi sempre meno rinviabile.
Antonella Gregori
