Si è tenuta pggi presso la presso la Provincia di Viterbo la conferenza stampa “Il Tevere non accetta scorie” a cui hanno partecipato il presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre Famiano Crucianelli, La Sindaca di Viterbo Chiara Frontini, il Presidente della Provincia Alessandro Romoli, Il Vice sindaco di Corchiano Pietro Piergentili.

Con l’iniziativa sul Tevere intendiamo riaffermare nel cuore della Capitale d’Italia due concetti chiari. La Tuscia è incompatibile con 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, 20. 000 dei quali sono scorie delle vecchie centrali nucleari. La discarica nucleare in uno dei 21 siti della Tuscia sarebbe anche un grande problema per la città di Roma.
Sono più di 4 anni che comitati popolari, tutti i comuni del viterbese, la Provincia e la stessa Regione hanno sottolineato la incompatibilità fra il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e la realtà della Tuscia.
La società Sogin che ha individuato i siti per il “deposito nazionale “delle scorie nucleari vuole realizzare un deposito nazionale di superficie nel quale conservare “scorie nucleari “di ieri e forse di domani. Cosa che rappresenta una violazione grave delle indicazioni dalle stesse istituzioni europee le quali hanno affermato la necessità di conservare le scorie nucleari in un deposito di grande profondità. La Sogin ha utilizzato nella individuazione dei siti nella Tuscia criteri fasulli sulla sismicità; ha violato principi non derogabili (distanze da centri abitati, da monumenti naturali,da corsi d’acqua e sorgenti); ha ignorato le compatibilità sociali ed economiche del territorio ; Infine non ha preso in alcuna considerazione le osservazioni che sono venute dal mondo tecnico, scientifico ed accademico . L’ ordine dei medici di Viterbo e provincia ha dichiarato e argomentato con estrema chiarezza con una sua nota la insostenibile contraddizione fra la radioattività naturale del viterbese e una discarica nucleare nella Tuscia.
Non meno arrogante e fazioso è stato il comportamento del ministro Picchetto Frattin che per anni si è rifiutato di incontrare la delegazione dei sindaci del viterbese.
Sono anni che abbiamo espresso la nostra ferma opposizione alla riduzione della Tuscia in una discarica energetica. Sul suolo fertile del viterbese e sulle sue colline si è concentrato l’80 per cento di tutte le rinnovabili del Lazio, e sempre nella Tuscia si è individuata, se si leggono i numeri reali, la maggioranza dei siti idonei per il deposito di rifiuti radioattivi. Ma i problemi vanno ben oltre i confini del viterbese e investono direttamente la Capitale d’Italia.
Non è un caso che il consiglio comunale di Roma e la stessa ex provincia di Roma, ora città metropolitana, con un ordine del giorno ha votato all’unanimità il sostegno alla lotta dei cittadini della Tuscia contro “il deposito” di scorie nucleari. La città di Roma è a poche decine di chilometri dai siti previsti, qualsiasi problema finirebbe per coinvolgere Roma che non è solo la capitale d’Italia, ma anche il territorio nel quale vivono 4 milioni di abitanti. E i recenti conflitti bellici sono un serio ammonimento, dimostrano come facilmente siti nucleari possono diventare bersagli privilegiati per attacchi militari e terroristici.
Non solo, vi è poi un ulteriore rischio molto concreto, come testimonia la drammatica vicenda di Assen in Germania. Se per una qualsivoglia problema naturale od umano nella zona della bassa Tuscia si dovesse avere l’inquinamento delle falde acquifere superficiali, allora le acque radioattive finirebbero per contaminare il fiume Tevere e dopo pochi chilometri coinvolgerebbero la stessa città di Roma e i suoi cittadini.
La discarica nucleare nella Tuscia è certo un problema che riguarda direttamente e in primo luogo gli abitanti della Tuscia: nel Viterbese, territorio agricolo e non certo energivoro, si verrebbe a scaricare la contraddizione di un nucleare pericoloso che ha prodotto e continua a produrre scorie e che rappresenta un grande rischio per l’ambiente e per le popolazioni. Deve però essere chiaro che se la Tuscia dovesse essere non solo l’oggetto del desiderio, ma anche la scelta, il luogo ove portare 95 mila metri cubi di scoria nucleare, allora anche per la città di Roma si aprirebbe un problema molto
indicazioni della maifestazione: https://biodistrettoamerina.com/no-scorie-tuscia-in-movimento/
Fondazione Bio-distretto della Via Amerina e delle Forre ETS
