Il Tavolo per la Pace di Viterbo, di fronte al permanere in Piazzale Gramsci dello striscione con la
scritta «Remigrazione», fa proprie le considerazioni e le richieste espresse nella lettera che il
responsabile del Centro di ricerca per la pace Peppe Sini ha inviato alla Sindaca e al Prefetto di
Viterbo.
Per il Tavolo per la Pace, l’impegno per la pace e i diritti umani, come sancito dall’articolo 2.1 del
proprio Regolamento/Statuto, “si estrinseca nell’ampiezza e nella pienezza dell’azione in difesa
della vita, della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani, nel riconoscimento che tutti gli esseri
umani appartengono alla medesima umanità”.
Il diritto di emigrare o di restare nel proprio Paese, il diritto d’asilo, nonché i principi di solidarietà e
di accoglienza, sono valori sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla
Costituzione italiana: pietre miliari della nostra civiltà, oggi messe in grave pericolo da chi vorrebbe
sostituirle con la legge del più forte e con nazionalismi di carattere razzista, funzionali a interessi
politici ed economici particolari.
Le devastazioni prodotte dalle guerre, gli scandalosi stanziamenti destinati alle spese militari che
tali guerre alimentano e che ne preparano di nuove sottraggono risorse sempre più ingenti che, se
investite nella creazione di posti di lavoro per cittadini italiani e stranieri, contribuirebbero ad
affrontare le cause dell’emigrazione forzata di massa e permetterebbero a molte persone di
continuare a vivere dignitosamente e in pace nel proprio Paese.
Il mancato intervento sulla diffusione del neologismo “Remigrazione”, che fa rima con
“deportazione”, ha presumibilmente incoraggiato, in questi giorni a Verona, l’affissione di adesivi
abusivi raffiguranti un uomo e una donna occidentali che si baciano su una lavatrice, sotto la
scritta: “Bianchi coi bianchi”. Tale concetto non può non ricordarci un tragico periodo storico che
pensavamo superato.
Il Tavolo per la pace di Viterbo
