Stomachevole. Non riusciamo a trovare altro aggettivo riguardo la piega presa dal dibattito sull’opportunità di applicare nuovamente una scritta – peraltro non quella originale – che ricordi la funzione per cui nacque il Palazzo della G.I.L. di via Tommaso Carletti.
Un vero e proprio tentativo di cancel culture in nome dell’antifascismo più inutile, vuoto e pretestuoso, che basa la sua ragion d’essere esclusivamente sulla negazione della Storia.
Ed a cui non basta – a quanto pare – la violenza già subita dalla stessa Storia intitolando il liceo classico cittadino insistente nell’edificio ad un militare che in piena guerra e sotto i bombardamenti angloamericani pensò bene di passare al servizio del nemico dopo aver combattuto da volontario in Camicia Nera a fianco dei franchisti durante la guerra civile spagnola.
Del resto, già nel 2015 Laura Boldrini riferendosi all’Obelisco del Foro Italico propose di cancellarne l’intitolazione, la sua stessa ragion d’essere: un vizio di famiglia che i compagni viterbesi continuano impuniti a coltivare con il beneplacito della solita, marcia testata giornalistica e del suo direttore.
In attesa del pronunciamento della Sovrintendenza, riteniamo che gli Enti preposti abbiano agito in modo corretto restituendo un titolo perfettamente attinente all’immobile. Salvo smentita, non crediamo che l’iniziativa sia stata presa a caso ma che risponda a precisi criteri.
Quel che perplime è la pavidità delle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal presidente della Provincia sull’argomento: cosa intende Romoli con “opportunità politica”? La sua? Come può un pubblico amministratore confessare nei fatti di non aver preso visione dei progetti attuativi riguardanti il restauro di un edificio facente capo anche alla sua funzione salvo cadere dal pero quando un accenno di polemica è sufficiente a metterne in discussione l’operato?
La Fortezza Viterbo
