La candidatura di Tarquinia a Capitale Italiana della Cultura 2028 rappresenta molto più di una semplice partecipazione a un bando nazionale: è il riconoscimento di una storia millenaria, di un patrimonio unico e di un’identità culturale che affonda le proprie radici nel cuore della civiltà etrusca e attraversa secoli di arte, tradizioni e bellezza: dalle straordinarie testimonianze della Necropoli di Monterozzi, patrimonio UNESCO e una delle più importanti testimonianze della civiltà etrusca al mondo, fino al prezioso patrimonio custodito nel Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, la città si presenta come un autentico scrigno di storia e cultura. Il suo centro storico, con torri medievali, palazzi storici e chiese antiche, conserva intatto il fascino di un passato che continua a vivere nel presente.
Eppure, dopo aver superato numerose candidate prestigiose nel percorso, Tarquinia e l’intera Tuscia si trovano a fare i conti con un “nemico” in casa propria: l’onorevole Francesco Battistoni, che agli elettori della Tuscia deve praticamente tutta la sua carriera politica, in questi giorni ha espresso il suo sostegno alla nomina di capitale della cultura alla città di Ancona.
Il motivo del “tradimento” sarebbe la sua ultima elezione in Parlamento nel collegio delle Marche, un nuovo contesto politico ed elettorale che inevitabilmente ridefinisce priorità, equilibri e strategie. Una circostanza che, se da un lato può spiegare le ragioni politiche del sostegno ad Ancona, dall’altro non cancella il senso di smarrimento e disillusione di chi si aspettava una posizione diversa, più coerente con il passato e con il territorio di origine.
La vicenda riaccende così una riflessione più ampia sul rapporto tra rappresentanti politici e territori, sul significato della rappresentanza e sul sottile equilibrio tra appartenenza e opportunità. Quando cambiano gli scenari, cambiano anche le alleanze e le convenienze, ma resta aperta la domanda su quanto contino davvero le radici e il legame con la propria comunità.
Che dire, va dove ti porta il vento…della politica

