Il trasferimento della postazione di continuità assistenziale (guardia medica) da Acquapendente alla Casa della Comunità di Bolsena continua ad alimentare il dibattito sul territorio. A intervenire è il dottor Sergio Jacoponi, presidente del Comitato “Un Ospedale per il Territorio”, che affida le proprie riflessioni a un’analisi articolata in tre diverse prospettive: quella di cittadino, di medico e di presidente del Comitato.
«La decisione della ASL di Viterbo – afferma – ha suscitato molte preoccupazioni tra i cittadini. Le mie considerazioni nascono da tre ruoli che oggi mi appartengono e che, pur essendo differenti, mi portano tutti alla stessa conclusione: questa scelta merita un’attenta riflessione».
Da cittadino residente ad Acquapendente, Jacoponi esprime la propria contrarietà al trasferimento del servizio.
«Come tutti gli altri cittadini – spiega – potrei aver bisogno della continuità assistenziale. Ritengo che un servizio così importante debba rimanere vicino alla popolazione, soprattutto in un territorio caratterizzato da distanze significative e da un’elevata presenza di persone anziane e fragili».
L’analisi prosegue sul piano professionale.
«Da medico – osserva – considero questa decisione non corretta dal punto di vista organizzativo. Il pronto soccorso e la guardia medica svolgono funzioni completamente diverse e non possono essere considerati intercambiabili».
Jacoponi ricorda come il pronto soccorso sia destinato alla gestione delle urgenze e delle patologie acute, mentre la continuità assistenziale interviene principalmente per i cosiddetti codici bianchi, garantendo assistenza quando il medico di medicina generale non è disponibile.
«Le più recenti riforme del Servizio sanitario nazionale – sottolinea – prevedono proprio il potenziamento delle Case della Comunità per gestire questi pazienti ed evitare accessi impropri ai pronto soccorso. Ad Acquapendente, invece, il rischio è esattamente opposto: i codici bianchi finiranno inevitabilmente per gravare sul pronto soccorso».
Un altro elemento evidenziato riguarda la diversa operatività dei due servizi.
«Il medico del pronto soccorso opera esclusivamente all’interno dell’ospedale e non può allontanarsi dalla struttura. Il medico della continuità assistenziale, invece, può effettuare visite domiciliari raggiungendo direttamente il paziente quando necessario. Si tratta quindi di due servizi distinti e complementari, entrambi indispensabili».
Infine, Jacoponi interviene nella sua veste di presidente del Comitato “Un Ospedale per il Territorio”, ribadendo la missione dell’associazione.
«Il nostro Comitato è nato per difendere l’ospedale di Acquapendente e continuerà a concentrare il proprio impegno su questo obiettivo. La questione della guardia medica riguarda invece l’organizzazione della sanità territoriale e, sotto il profilo istituzionale, compete innanzitutto al sindaco e all’amministrazione comunale».
Secondo Jacoponi, spetta infatti al primo cittadino, quale massima autorità sanitaria locale, rappresentare il territorio nei confronti della ASL e tutelare i servizi sanitari destinati alla popolazione.
«Noi continueremo a fare la nostra parte nella difesa dell’ospedale – conclude – ma riteniamo che, su questa vicenda, ciascuno debba assumersi le responsabilità che il proprio ruolo istituzionale gli attribuisce».
