Ad otto giorni dall’inizio di Festival di Sanremo, il Presidente dell’Associazione Teatro Boni, Tolmino Piazzai, ufficializza l’arrivo presso la location di Piazza della Costituente della giovane interprete Sveva.
La sua performance, in programma sabato 21 febbraio, avrà inizio alle ore 21.30.
Alcune domande per conoscerla meglio.
D) Sveva, Acquapendente ma soprattutto i giovani sono impazienti di conoscere i brani del tuo album “Gocce di felicità”. Qual è il messaggio che vuoi inviare loro con questo progetto?
R) “Gocce di Felicità” è un album che racconta cosa succede dentro quando si attraversano relazioni, paure e cambiamenti. È fatto di domande, contraddizioni, momenti in cui non si è sicuri di nulla ma si sente tutto.
Ogni brano affronta una sfumatura diversa: la fragilità più esplicita nel brano che dà il titolo all’album; l’ironia e la vulnerabilità nelle relazioni in “A me non interessa” e “Paradossale”; il tema della fuga e del restare in “Florida”; l’assenza che continua a farsi sentire in “Raffreddore”, fino alla luce più aperta di “Un pollice in su”, dove due fragilità si incontrano e trovano un equilibrio.
Se penso a un messaggio per chi ascolta, soprattutto per i più giovani, è questo: non dobbiamo essere sempre leggeri, veloci, impeccabili. Non si può cancellare solo il dolore senza spegnere anche il resto. A volte vale la pena fermarsi e attraversare quello che sentiamo, anche quando è scomodo.
Le “gocce di felicità” non sono una felicità continua, ma piccoli momenti veri che emergono anche nei periodi più complicati. Imparare a riconoscerli cambia già il modo in cui viviamo quello che ci succede.
D) Sei giovanissima. Ma se ti chiedo di aprire il “cassetto dei ricordi”, a quale sei onestamente più affettuosamente legata?
R) Sono molto legata ai ricordi dei primi momenti in cui ho sentito che la musica non era solo un hobby, ma qualcosa di cui non potevo fare a meno.
Sono cresciuta in una casa in cui la musica era sempre accesa: faceva da sottofondo alle giornate, alle cene, ai pomeriggi normali. Forse è iniziato tutto lì, quasi senza accorgermene.
Ricordo quando cantavo da sola, in camera, e presi in mano una chitarra per la prima volta. Non pensavo a un palco o a un pubblico. Non c’era giudizio, non c’era performance: c’era solo una bambina con una passione enorme e il bisogno di dire qualcosa.
E, in fondo, è ancora così.
D) Martedì 24 febbraio inizia il Festival di Sanremo 2026. Angelica Bove, Blind, Elma, Soniko, Mazzariello e Nicolò Filippucci si giocheranno il titolo di “Migliore Nuova Proposta”. Se dovessi inviare loro un messaggio, cosa diresti?
R) Direi loro di non farsi travolgere dall’idea della competizione. Sanremo è un palco enorme, ma prima ancora è un momento umano fortissimo. E lì sopra si sale con tutto quello che si è.
Da fuori è facile dare consigli, ma la verità è che solo chi vive quell’esperienza sa davvero cosa si prova sotto quelle luci. Una cosa però la penso davvero: la cosa più importante non è vincere, è restare riconoscibili.
Se si riesce a salire su quel palco senza snaturarsi, allora si è già fatto qualcosa di grande. Il successo può essere rumoroso e veloce, ma la credibilità si costruisce nel tempo.
Infine, direi loro di godersi ogni secondo, anche con l’adrenalina e la paura, perché momenti così non tornano due volte.
D) GiocoSanremo. Carlo Conti ti chiama e ti chiede di scegliere un artista famoso con cui duettare nella serata delle cover. Chi sceglieresti e perché?
R) Sceglierei Elisa, senza pensarci troppo. È un’artista che ho sempre ascoltato tanto e che sento molto vicina per sensibilità.
Mi piace perché riesce a essere profonda senza esagerare, intensa ma mai forzata. Anche quando canta piano, arriva dritta. Nei miei live porto già una sua canzone, “Promettimi”, perché è un brano che sento davvero mio.
Ogni volta che la canto succede qualcosa, anche dentro di me. Con lei mi piacerebbe fare qualcosa di vero, anche semplice, magari solo piano e voce. Senza dover dimostrare niente. Solo musica.
