Nell’aula magna del liceo viterbese un incontro per raccontare la memoria di Salvatore Crocicchia
Una storia rimasta in silenzio per oltre ottant’anni torna al centro dell’attenzione grazie alla cura per un documento di grande valore educativo e umano. Protagonista è il ritrovato diario di Salvatore Crocicchia, capranichese, catturato il 9 settembre 1943 a Bologna e fatto prigioniero dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale.
Per tutta la vita Salvatore parlò raramente ai figli di quel periodo drammatico. Il ritorno a casa fu segnato dal silenzio e dal desiderio di ricostruire. Lavoro, sacrificio e dedizione alla famiglia caratterizzarono gli anni successivi. Morì a soli 56 anni, negli anni ‘70, lasciando tre figli e una parte della sua storia mai davvero raccontata.
In casa era custodito un baule mai aperto, conservato con rispetto e quasi con timore. Per decenni nessuno trovò il coraggio di guardarvi dentro. Solo in occasione del Giorno della Memoria lo scorso anno, grazie a un’attività scolastica che coinvolgeva un giovanissimo discendente di Salvatore, quel baule è stato aperto, rivelando il diario di guerra: pagine intense, cariche di emozione, che raccontano la prigionia ma anche la forza dell’amore per la moglie e la speranza di tornare a casa.
Il libro nato dal ritrovamento, intitolato “L’ombra di colui che fu – Diario di guerra 1943-1945 di Salvatore Crocicchia”, é stato pubblicato lo scorso anno ed oggi è stato al centro di una presentazione speciale organizzata dalla biblioteca scolastica del Liceo Santa Rosa da Viterbo “Angela Lina Lo Gatto”.
Nella mattinata si è svolto l’incontro nell’aula magna dell’istituto, allestita con i ricordi legati all’autore: fotografie, oggetti personali e documenti originali hanno creato un’atmosfera raccolta e toccante. Durante la presentazione è stata spiegata la motivazione che ha portato alla valorizzazione del diario, sottolineando l’importanza della memoria storica e della testimonianza diretta.
Le studentesse e gli studenti hanno potuto apprezzare il volume in tutti i suoi aspetti: non solo per l’indiscutibile valore documentario e per la bontà del lavoro svolto dalla casa editrice nel conseguire una corretta trascrizione delle pagine del diario, ma anche per le doti di scrittura dell’autore. Una penna, quella di Salvatore Crocicchia, che si contraddistingue per la leggerezza e per l’uso di uno stile a suo modo ricercato, con ricorrenti elementi retorici – anafore ed antitesi volte a sottolineare i momenti più intensi, ad esempio – e citazioni letterarie proprie della cultura di un uomo nato nel 1916 – è stato possibile riconoscere echi manzoniani e foscoliani – . Un sentito ringraziamento è stato rivolto alla famiglia e ai parenti di Salvatore Crocicchia, per aver custodito con rispetto e amore una testimonianza così preziosa.
Un grazie particolare anche alla docente di scuola primaria che ha promosso l’iniziativa, Marianna Paiolo, a Serena D’Orazi della casa editrice “Serena”, che ha contribuito alla diffusione della storia e al dirigente scolastico Alessandro Ernestini, per aver sostenuto e reso possibile l’evento.
Irene Maria Oriolesi
Christian Costantini
Diana Corpaci
Liceo “S. Rosa da Viterbo”





