Nel Comune di Fabrica di Roma l’acqua destinata al consumo umano è nuovamente dichiarata non potabile. Dopo anni segnati da criticità legate alla presenza di arsenico, fluoruri e contaminazioni batteriche, le ultime analisi evidenziano anche un superamento dei limiti consentiti per l’alluminio.
Questa situazione si presenta a poche settimane dalla precedente revoca della non potabilità, avvenuta con medoti poco trasparenti ma solo sui valori. La popolazione ha avuto appena un mese di presunta normalità, dopo oltre dieci anni di ordinanze e disservizi.
Permangono forti criticità sul piano informativo: mentre le bollette continuano ad arrivare puntualmente, le comunicazioni relative alla qualità dell’acqua risultano frammentarie e spesso diffuse solo tramite canali social, escludendo di fatto una parte della cittadinanza.
Un approccio non adeguato quando si tratta di tutela della salute pubblica.
Molti residenti si trovano così a sostenere un doppio costo: quello del servizio idrico e quello dell’acqua potabile acquistata, in un contesto in cui l’acqua del rubinetto non garantisce continuità né sicurezza.
ARPA Lazio trasmette regolarmente i dati a Talete, alla ASL e all’amministrazione comunale. Resta tuttavia irrisolta la questione centrale: chi assicura che queste informazioni raggiungano tempestivamente e correttamente la tutta la popolazione?
In un territorio già provato da anni di emergenze idriche, non è accettabile che la trasparenza proceda a intermittenza. Fabrica di Roma non rappresenta un caso isolato: diversi comuni della Tuscia affrontano problematiche analoghe, che richiedono risposte coordinate, tempestive e verificabili dalle autorità competenti.
È necessario comprendere quali azioni intendano intraprendere Talete e l’amministrazione locale per garantire continuità, sicurezza e chiarezza comunicativa.
Ad oggi, l’unico elemento certo è la permanenza della non potabilità dell’acqua e il crescente disagio della cittadinanza.
-UsiCons Tuscia
-Comitato Cittadinanza Attiva


