RUSSIAMERICA – Morrison e Sokolov: fare i conti con la storia

Domani, venerdì 27 marzo, alle 17.30, per l’ultimo appuntamento della nuova serie “RUSSIAMERICA – Letture parallele” dedicata al confronto tra letteratura russa e angloamericana, Luca Briasco e Mario Caramitti proporranno la lettura parallela di Toni Morrison e Saša Sokolov: “Fare i conti con la storia”.
L’incontro si svolgerà, come di consueto, presso la sede della Biblioteca consorziale nella sala conferenze “Vincenzo Cardarelli” (viale Trento, 18/E).
I CURATORI
Luca Briasco
Editor e traduttore, ha scritto saggi monografici su Moby-Dick di Melville (La ricerca di Ishmael, 1993), Addio alle armi di Hemingway (Retoriche del conflitto, 2001) e sull’opera di Stephen King (Il re di tutti, 2023), nonché Americana, una panoramica sulla narrativa contemporanea negli Stati Uniti (2016; 2020). Con Mattia Carratello, per Einaudi, ha curato il volume La letteratura americana dal 1900 a oggi: Dizionario per autori (2011).
È stato editor di narrativa straniera per Fanucci ed Einaudi Stile libero, ed è direttore editoriale di minimum fax.
Ha tradotto quasi cento tra romanzi e raccolte di racconti di autori inglesi e americani (Ballard, Caldwell, Harding, Lansdale, ‘Nguyen, Yanagihara, tra gli altri), e dal 2018 è la voce italiana di Stephen King.
Mario Caramitti
Professore associato, insegna letteratura russa alla Sapienza. Divide le sue forze tra la ricerca (Letteratura russa contemporanea. La scrittura come resistenza, 2010, Classici alla finestra. Sei testi quasi indispensabili della letteratura russa, 2020) e la traduzione (oltre venti libri, da Puškin a Sokolov, da Tolstoj a Venedikt Erofeev), che considera il più prezioso strumento ermeneutico.
Scrive regolarmente di letteratura russa su “Alias” e ha curato antologie sulle avanguardie nuove (Schegge di Russia) e storiche (Fuoco e Sogni), fino alla recente Voci russe contro la guerra (con Massimo Maurizio, open access).
FARE I CONTI CON LA STORIA
Una riflessione parallela sui mille modi in cui il fantastico, sotto forma di fantasma o di albero vivente, irrompe e contamina la prospettiva storica ed epica, e costruisce un modo nuovo di interpretare i “fatti”: che si tratti della dittatura staliniana o dell’eredità dello schiavismo.
Toni Morrison, Amatissima
Toni Morrison ha raccontato come Amatissima sia stato concepito a partire dalla riscoperta della storia di Margaret Garner, “una giovane madre che, dopo essere sfuggita alla schiavitù, fu arrestata per aver ucciso la figlia (e aver cercato di uccidere anche gli altri figli) pur di non farla tornare nella piantagione”.
La decisione di incentrare il suo romanzo sulle vicende di una madre che ha conquistato la libertà al prezzo più alto ha un costo, perché comporta l’immersione in un paesaggio storico e umano che ha in sé qualcosa di spaventoso. Un paesaggio – quello della schiavitù – “arduo e inesplorato; invitare i lettori (e me stessa) a entrare in quel paesaggio repellente (nascosto, ma non del tutto; deliberatamente sepolto, ma non dimenticato) voleva dire piantare una tenda in un cimitero abitato da fantasmi capaci di far risuonare la propria voce”.
E Amatissima è proprio questo: una storia di fantasmi, lontana dalla facile retorica antischiavista: una storia di colpe individuali e collettive che, proprio perché rimosse, continuano a tormentare l’America. Se è vero che il sogno americano si fonda sulla proiezione costante in un futuro che promette spesso più di quanto non sia oggettivamente in grado di mantenere, e che per Sethe, la madre fuggiasca al centro del romanzo, si traduce in due parole cariche di senso come “libertà” e “casa”, è altrettanto vero che quella libertà sarà sempre in discussione, e quella casa sempre infestata, fino a quando la protagonista non sarà riuscita a fare i conti con il proprio passato, e ad accoglierlo come una parte di sé.
Saša Sokolov, Palissandreide
Saša Sokolov (nato nel 1943) è uno degli scrittori più leggendari del secondo Novecento russo, unanimemente considerato il miglior fabbro dell’arte per l’arte e della parola in quanto tale. Con alle spalle un romanzo modernista in qualche modo lirico, faulkneriano (La scuola degli sciocchi) e uno ancora più denso e sperimentale, apertamente joyciano (Inter canem et lupum), decide, ormai in emigrazione, di cimentarsi con un prodigioso concentrato di stilemi postmoderni e pubblica nel 1984 la Palissandreide (Palisandrija), un romanzo in primo luogo auto-epico – l’epos di Palisandr che ibrida Saša (Aleksandr) e il palissandro – lasciando fino all’ultima pagina il lettore immerso nel dubbio se quelle del protagonista che dorme in una vasca siano braccia, gambe, rami o foglie. Con la stessa fantasmagorica e funambolica stilizzazione si succedono gli altri generi, dal picaresco al memorialistico, del giallo alla spy-story, dal libretto d’opera al romanzo erotico. Filo conduttore è però l’invenzione di un universo fantastorico che, prima ancora dell’inizio della perestrojka, descrive il totalitarismo sovietico come fosse l’autocrazia zarista, in un contesto totalmente atemporale e deideologizzato, dove marionette che si chiamano Stalin, Chruščëv, Brežnev e Andropov esercitano la monarchia assoluta tra i fasti imperiali del Cremlino, alla mercè di occulte congiure di palazzo, distillando l’essenza immutabile del potere in Russia a freddo e stolido ma anche molto grottesco cinismo. Proclamandosi dopo un lungo esilio Cronarca di tutte le Russie, l’eroe eponimo Palisandr realizzerà il suo obiettivo di ricucire lo “strappo nel tempo”, sommando sincreticamente l’imperialismo zarista e comunista, in lucido e drammatico presagio dell’allora lontanissima era putiniana.
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L’incontro sarà anche trasmesso in diretta sul canale YouTube della Biblioteca:
https://www.youtube.com/@bibliotecaconsorzialeviterbo
