A Civita Castellana tornano protagoniste le ceramiche ad aerografo degli anni Trenta

Il 22 maggio al Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni” inaugurazione della mostra “Sfumature di terra e aria”, tra opere storiche, memoria industriale e cultura del territorio
In occasione della manifestazione nazionale “Buongiorno Ceramica 2026”, il Museo della Ceramica
“Casimiro Marcantoni” inaugura la mostra “Sfumature di terra e aria. Le ceramiche aerografate di
Civita Castellana”, in programma venerdì 22 maggio alle ore 17.00 presso la sede del museo.
L’esposizione resterà aperta fino al 28 giugno.
A seguire, alle 18.30 presso la Curia Vescovile, si terrà la conferenza “Le radici civitoniche della
ceramica romano-laziale del primo ’900 tra temi e protagonisti”, a cura di Stefano De Martis.
La narrazione museale intende accompagnare il pubblico alla scoperta delle ceramiche
aerografate, una raffinata e peculiare produzione artistica che caratterizzò la manifattura
civitonica per un breve ma significativo periodo del Novecento. Attraverso una selezione di opere
realizzate negli anni Trenta, la mostra racconta una stagione di grande sperimentazione tecnica e
creativa che vide Civita Castellana protagonista nel panorama della ceramica artistica italiana.
La mostra, organizzata da Tamara Patilli titolare della società Siat snc che gestisce la struttura
museale, arriva a pochi mesi dalla pubblicazione del volume “Le Ceramiche Aerografate di Civita
Castellana” di Giorgio Levi, edito nel 2025 nell’ambito del progetto FLAMINIA.CULTURA, ideato da
Ceramica Flaminia, che fa da sponsor a tutta l’iniziativa. Il libro ha contribuito a riportare
l’attenzione sulla rilevanza economica di questa tecnica decorativa, adottata da numerose
manifatture italiane dell’epoca.
Nata in Germania nella seconda metà degli anni Venti, all’ombra del Bauhaus, la tecnica
dell’aerografo trovò terreno fertile anche nelle fabbriche di Civita Castellana. Tra le prime aziende
a sperimentarla vi fu probabilmente la F.I.A.M. seguita dalla F.A.C.I. che dal 1934 ne sviluppò una
produzione significativa, ancora oggi testimoniata da numerosi esemplari conservati presso
collezionisti privati.
Anche le più importanti manifatture civitoniche, come Marcantoni e Sbordoni, si cimentarono con
l’aerografo, ampliando la loro offerta di ceramiche artistiche accanto alle produzioni industriali di
sanitari, stoviglie e piastrelle. La tecnica fu inoltre utilizzata da ceramisti come Francesco Vaselli e
Luigi Santi, autori di opere di grande raffinatezza.
Fondamentale fu il contributo degli artisti legati al territorio, tra cui Virgilio Carotti e Guerrino
Rossi, protagonisti nello sviluppo delle decorazioni e delle tecniche poi adottate dalle maestranze
specializzate. Un ruolo centrale ebbe anche la Regia Scuola per la Ceramica, diretta negli stessi
anni da Virgilio Carotti, in cui la tecnica dell’aerografo veniva insegnata e praticata dai giovani
allievi.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale la produzione aerografata rallentò
progressivamente fino a scomparire nel dopoguerra, quando gusti ed esigenze del mercato
cambiarono radicalmente. Nel tempo, la decorazione artistica manuale perse centralità,
sopravvivendo grazie all’impegno di pochi ceramisti e alla passione dei collezionisti che hanno
custodito opere e testimonianze di quella stagione creativa.
La mostra rappresenta un’importante occasione per riscoprire una pagina poco conosciuta, ma
fondamentale, della storia artistica e industriale di Civita Castellana, territorio che ha saputo
coniugare innovazione tecnica, ricerca estetica e tradizione manifatturiera.
Le opere esposte provengono dalle collezioni di G. Biscaccianti, F. Aimola, C. Cacchioli, A. Mancini,
R. Paolelli e A. Brunelli, la cui passione e disponibilità ha reso possibile l’allestimento di questa
mostra.
