“Io non sono l’errore che ho commesso”: questo il messaggio consegnato da uno dei detenuti della Casa Circondariale Nicandro Izzo in occasione del convegno che si è svolto lunedì 30 marzo presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi della Tuscia, che può essere considerato il vero e proprio leit motiv dell’evento, soprattutto in vista delle prossime tappe lungo le quali si articolerà il percorso pensato e voluto dagli organizzatori del progetto “Energie liberate”.
Un progetto che persegue, fra gli altri obiettivi, quello di un dialogo costante con il mondo dell’impresa, ed è destinato a valorizzare una rete territoriale già esistente composta da istituzioni pubbliche e realtà associative secondo un paradigma organizzativo e giuridico ispirato al principio di sussidiarietà, non consueto per la Pubblica Amministrazione.
Il convegno di fine marzo, che si è tradotto in un imprescindibile momento di divulgazione e sensibilizzazione, ha raggiunto infatti un primo imprescindibile obiettivo per le istituzioni pubbliche che ne sono state protagoniste, quello di condividere con il mondo dell’impresa la conoscenza della legge Smuraglia, normativa di settore che contempla incentivi di natura fiscale e previdenziale, come significativi crediti di imposta e ragguardevoli sgravi contributivi, da destinare ad imprese e cooperative sociali che assumano detenuti.
In secondo luogo, ancorché su un piano di non minore importanza, allestire una rete orizzontale interistituzionale, che si prospetta cruciale in vista dei passaggi successivi.
L’iniziativa, pensata da un gruppo trasversale di lavoro raccoltosi nell’ambito di uno dei tavoli permanenti di confronto istituiti presso il Tribunale di Viterbo, è stata infatti promossa da una composita rete di istituzioni del territorio.
In primo luogo, l’Università degli Sudi della Tuscia, gli Uffici giudiziari di Viterbo, la Casa Circondariale “Nicandro Izzo” e l’Ufficio di Esecuzione Penale esterna di Viterbo.
La partecipazione si è estesa, inoltre, alla Fondazione CARIVIT e ad alcuni Ordini professionali, fra i quali gli avvocati, unitamente ai dottori commercialisti ed esperti contabili.
Essenziale, in questo quadro di collaborazione diffusa, anche l’apporto delle associazioni di volontariato, quali Caritas, “GAVAC” e “Seconda Chance”, da anni operativa e fortemente incisiva sul versante del reinserimento sociale dei detenuti, che ha registrato la partecipazione diretta della sua fondatrice, la nota giornalista Flavia Filippi.
L’evento, infine, ha incluso nel novero dei promotori l’associazione “Amici di Giurisprudenza”, che si colloca sempre più frequentemente alla guida di progetti caratterizzati da ricadute significative sia sul terreno sociale, sia su quello della formazione con un peculiare focus dedicato alle iniziative a beneficio degli studenti.
Questo fondamentale passaggio preliminare, è stato ribadito nel corso del convegno, appare destinato a costituire unicamente la prima fase di un progetto più articolato, qualificato da un saldo ancoraggio ai principi della costituzione, primo fra i quali l’art. 27, il cui obiettivo precipuo è quello di restituire speranza ai detenuti che si rivelino meritevoli nel compimento del processo di rieducazione e che, proprio in quanto tali, possano essere selezionati dall’istituzione penitenziaria ed avviati a percorsi concreti di reinserimento sociale mediante avviamento al lavoro.


