Il decreto bollette conferma un problema strutturale che denunciamo da anni: il sistema energetico nazionale continua a concentrare impatti ambientali, costi sociali e pressione infrastrutturale nei territori produttori, senza garantire benefici proporzionati a famiglie, cittadini ed esercenti locali.
Oggi oltre il 20% della bolletta elettrica è composto da oneri generali di sistema, una componente parafiscale che finanzia incentivi alle rinnovabili, sostegni al mercato e politiche energetiche nazionali. Questo significa che il prezzo finale dell’energia non è solo il risultato della domanda e dell’offerta, ma di scelte regolatorie precise. È quindi una materia politica che può — e deve — essere corretta.
Il decreto interviene sul mercato elettrico all’ingrosso (MGP) e sugli incentivi, ma evita la questione centrale: chi produce energia per il Paese deve ricevere un vantaggio diretto e automatico. Oggi questo non accade.
Montalto e Pescia sono tra i territori a maggiore concentrazione energetica. Qui si produce energia per l’intero sistema nazionale, con consumo di suolo agricolo, impatto paesaggistico e tensione sull’equilibrio territoriale. Eppure cittadini ed esercenti pagano bollette identiche — quando non superiori — a territori che non ospitano alcuna infrastruttura energetica. Questa è una distorsione economica evidente e misurabile.
Se i proventi delle aste ETS (quote CO₂) vengono utilizzati per coprire oneri di sistema, è necessario introdurre un criterio di ritorno territoriale obbligatorio. Una quota vincolata deve tradursi in riduzione automatica delle bollette nei comuni produttori. Non compensazioni episodiche, ma un meccanismo strutturale di perequazione energetica.
La transizione ecologica non può funzionare con una logica estrattiva: territori rurali trasformati in poli energetici permanenti senza ritorno economico reale. Questo modello genera conflitto sociale, sfiducia nelle istituzioni e rigetto della transizione stessa.
Una transizione sostenibile deve essere:
– equilibrata tra produzione e tutela del territorio
– economicamente redistributiva
– trasparente nei flussi finanziari
– misurabile nei benefici locali
– regolamentata a favore di chi ospita gli impianti
Chiediamo quindi:
– riduzione strutturale degli oneri di sistema nei territori energetici
– tariffa agevolata per residenti ed esercenti
– fondo nazionale di redistribuzione territoriale alimentato da ETS e incentivi FER
– limiti alla concentrazione territoriale degli impianti
– monitoraggio pubblico dei benefici economici generati
Questa materia deve essere regolamentata in modo chiaro, vincolante e permanente a favore di cittadini ed esercenti.
Chi produce energia per il Paese non può restare penalizzato.
Senza giustizia energetica non esiste transizione: esiste solo uno spostamento di costi verso i territori agricoli.
Montalto e Pescia non sono periferie energetiche della nazione. Sono comunità vive che hanno diritto a bollette sostenibili, tutela del paesaggio, agricoltura difesa e sviluppo reale.
Continueremo a vigilare, informare e mobilitarci affinché il nostro territorio venga riconosciuto come soggetto attivo della transizione e non come area di sacrificio.
No Fer Selvaggio Montalto e Pescia
Cristina Volperinonapoli
