Il dibattito nazionale sulle nuove regole dell’agrivoltaico riporta al centro una questione che nei territori come Montalto di Castro e Pescia Romana conosciamo fin troppo bene: il rischio che la transizione energetica diventi l’ennesima occasione di consumo di suolo agricolo senza una reale ricaduta per chi vive e lavora la terra.
I fondi pubblici destinati all’agrivoltaico nascono con un obiettivo preciso: integrare produzione energetica e attività agricola, garantendo continuità produttiva e reddito agli agricoltori. Ma senza meccanismi chiari di controllo e senza un vincolo reale di destinazione delle risorse, il pericolo è che questi finanziamenti finiscano nelle mani di grandi operatori energetici e fondi d’investimento, mentre agli agricoltori restano solo i vincoli e l’impatto paesaggistico.
Il nodo centrale è la verifica della continuità agricola.
Oggi si chiede ai territori di garantire il mantenimento della produzione agricola, ma i Comuni non dispongono né degli strumenti tecnici né della titolarità amministrativa per effettuare controlli reali e continuativi.
Non esistono protocolli operativi chiari, banche dati integrate o poteri ispettivi adeguati. In pratica si scarica sui Comuni una responsabilità senza fornire loro i mezzi per esercitarla.
Il criterio del mantenimento della produzione agricola non può restare una formula sulla carta. Deve tradursi in strumenti verificabili e in un protagonismo diretto delle aziende agricole. L’agrivoltaico non può essere un’etichetta dietro cui mascherare impianti industriali su terreni agricoli.
Per questo stiamo realizzando un incontro con le realtà agricole del territorio,
per costruire un confronto diretto con chi la terra la lavora ogni giorno e per definire una posizione condivisa che metta al centro agricoltura, reddito e tutela del paesaggio.
Vigileremo sull’utilizzo dei fondi pubblici,
affinché non diventino l’ennesimo strumento di rendita finanziaria a scapito del territorio.
Come comitato chiediamo che:
i fondi pubblici siano vincolati alla proprietà e alla gestione agricola
con priorità agli agricoltori locali
e con un sistema di controlli nazionale chiaro e verificabile
che non scarichi sui Comuni oneri impossibili da gestire
e non alla rendita finanziaria.
Serve una governance che rimetta al centro il territorio: agricoltura, paesaggio, filiere locali e occupazione. In un’area che già detiene un primato europeo per concentrazione di impianti energetici, è inaccettabile continuare ad esportare energia senza costruire benefici strutturali per la comunità.
La transizione energetica ha senso solo se è anche una transizione sociale ed economica.
Altrimenti resta una colonizzazione industriale mascherata da sostenibilità.
No Fer Montalto e Pescia
per una transizione energetica che parta dagli agricoltori e dal territorio.
