Uno straordinario sito archeologico che non esiste altrove, se non in rarissimi casi, ovvero una città etrusco romana proprio ai limiti di un centro abitato per di più medievale e rinascimentale. Una città etrusco romana che abbraccia un capolavoro dell’arte romanica, la basilica di san Pietro, con tanto di adiacenti terme romane, una strada romana, situata poco sopra un altro gioiello, la basilica romanica di santa Maria Maggiore. E poi, poco più in là, i resti del palazzo comunale del Rivellino (un palcoscenico naturale per suggestivi spettacoli teatrali). Ci sarebbero poi, a completare il tutto, anche una delle porte delle antiche mura di cinta, i resti di una sepoltura longobarda e quelli di un sito proto villanoviano.



Insomma, negli Usa, ma anche in alcuni piccoli centri umbri e toscani, ci costruirebbero sopra una fortuna, ma noi no: noi lasciamo tutto alle intemperie e al lento ma inesorabile avanzare della vegetazione: ovvero erbacce, rovi e, addirittura, grandi piante di fico.
Sì perché venerdì sera, in occasione della emozionante processione dei Santi Patroni, la cui arca è stata trasportata fino alla basilica di san Pietro, i fedeli hanno potuto sia concentrarsi nelle preghiere sia, volendo, raccogliere le succulenti more (anche se un po’ bruciacchiate dal caldo di questi giorni) dai rovi disseminati lungo il tragitto. Nulla da fare invece per i fichi che, seppur presenti, maturano solo a settembre e non sarebbero dei più saporiti.
Per la verità, in mattinata gli operai del Comune avevano provveduto a falciare l’erba ai lati della strada ma poi nulla hanno potuto (anche perché non autorizzati) per quanto riguarda i rovi e la grande pianta di fico che cresce in mezzo ai ruderi etrusco romani e che spinge sempre più contro la rete che delimita l’area.
Chiudo con due domande.
La prima, non pensate, e mi rivolgo ai Tuscanesi, che la città etrusco romana (con tutto quel ben di Dio che ha attorno) se aperta al pubblico possa servire a rendere ancora più allettante l’offerta turistico-archeologica del nostro territorio? Sì, lo sappiamo che la Soprintendenza non ha i soldi né il personale per poi gestirla ma credo sarebbe ora che i nostri politici, di maggioranza e di opposizione, inizino una battaglia per far sì che chi di dovere si interessi della nostra zona stanziando per una volta i fondi necessari: forza politici di Destra e di Sinistra fate valere le vostre altolocate conoscenze per costruire assieme un futuro che consenta ai nostri giovani di non doversene andare a vivere fuori!
Seconda domanda. Anche se magari non sarebbero stati sufficienti a completare l’opera, non pensate, sempre rivolto ai Tuscanesi, che i soldi per la realizzazione del “pallone di un giorno” (quello che nei pressi della palestra dell’Olivo è stato montato e in tutta fretta, misteriosamente, tirato giù), sarebbe stato meglio dedicarli alla manutenzione dell’area attorno a San Pietro? Sarebbe stato un primo importante segnale di un reale interesse a valorizzare una delle risorse tra le più eccezionali di Tuscania e del suo territorio.
Ad maiora!
Giancarlo Guerra
