 Il laboratorio di proteomica del Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell'Università della Tuscia è al terzo posto al mondo per qualità ed eccellenza. La classifica è stata recentemente aggiornata da una società americana, specializzata in questo tipo di indagini, che esamina mensilmente i risultati pubblicati dai vari laboratori di ricerca e stila un elenco "Laboratory heads ranked by score over the last year ". Il gruppo di ricercatori, guidato dal prof. Lello Zolla responsabile del laboratorio di proteomica, è arrivato a scoperte sorprendenti che sono state apprezzate in tutto il Mondo. Tre le eccellenze che contraddistinguono il lavoro degli universitari viterbesi, quella relativa al sangue, l'altra nello studio dei tumori e infine quella che riguarda la zootecnia e la qualità delle carni. Per ora esamineremo le "conquiste" nel settore ematologico/trasfusionale. Dapprima una curiosità: "Analizzando i globuli rossi durante la conservazione - dice il prof. Zolla- abbiamo trovato proteine che migrano dall’interno del globulo alla membrana e le abbiamo proposte come biomarkers di invecchiamento irreversibile. Al tempo stesso abbiamo proposto il saggio di queste proteine nella lotta al doping trasfusionale (famoso alcuni recenti casi di trasfusioni autologhe nel mondo del ciclismo). Questo metodo lo abbiamo proposto ai brasiliani con una convenzione in via di definizione con Rio De Janeiro per le prossime olimpiadi. Abbiamo -dice il prof. Lello Zolla- recentemente firmato una collaborazione con una società statunitense di Boston che sta investendo milioni di dollari per migliorare la conservazione del sangue per uso ospedaliero, il cosiddetto oro-rosso". "Sebbene le attuali linee guida prevedano la conservazione dei concentrati eritrocitari fino ad un massimo di 42 giorni, un nostro recente studio ha dimostrato che già dopo 14 giorni di conservazione – dice il docente universitario - i globuli rossi vengono irrimediabilmente danneggiati e quindi meno sicuri ed efficaci come prodotto terapeutico. Attraverso studi in collaborazione con il Centro Nazionale del Sangue stiamo eseguendo test per migliorare gli attuali protocolli per la conservazione. Siamo già molto avanti e prossimi ad arrivare ad un brevetto che possa rallentare il fenomeno delle cosiddette “lesioni da conservazione” e l'accumulo di proteine ossidate. Inoltre c’è da risolvere il problema di approvvigionamento sangue in caso di necessità per i soldati inviati nelle missioni di pace nel Mondo o in caso di calamità e necessità di quantità considerevoli. Attualmente, dice il docente- gli USA non hanno un valido protocollo per la sua conservazione e utilizzano metodi basati sulla donazione immediata, nel momento del bisogno da parte di altri militari. Le emazie concentrate vengono conservate normalmente nelle emoteche a 1-6°C per un massimo di 42 giorni. Tuttavia, protocolli alternativi che prevedono la crioconservazione a temperature ben più basse, utilizzando agenti crioprotettivi quali il glicerolo, sono state sperimentate e applicate per anni negli USA. Di recente – prosegue il prof. Zolla – abbiamo analizzato globuli rossi congelati e concluso che l congelamento del sangue è risultato essere un metodo più dannoso che utile. Oltre ad avere ovvie ricadute nel settore sanitario, il miglioramento della conservazione dei concentrati eritrocitari porterà degli evidenti vantaggi anche in campo militare". Ma l'impegno dell'équipe dell'Università della Tuscia non si esaurisce qui. Gli studi sono mirati anche al cosiddetto "Fattore VIII" una proteina fondamentale per la coagulazione del sangue. Concentrati di questa proteina vengono utilizzati nel trattamento dell’emofilia A, una malattia che associa mutazioni del gene che codifica per il Fattore VIII a difetti gravi, se non letali, della capacità emostatica. Negli ultimi decenni ci si è posti il quesito circa la sicurezza e l’efficacia dei prodotti contenenti Fattore VIII, siano essi di origine plasmatica (mediante tecniche di arricchimento selettivo dal plasma di donatori) o ricombinante (attraverso tecniche di ingegneria genetica su cellule eucaristiche). Purtroppo, i malati di emofilia nel tempo producono anticorpi contro il prodotto commerciale riducendo l’efficacia della terapia antiemorragica. E’ stato nostro compito analizzare tutti i contaminanti contenuti nei prodotti più utilizzati e cercare di determinare le cause biochimiche della immunogenicità dei vari prodotti contenenti Fattore VIII arricchito. "E' uno studio importante-dice il prof. Zolla- soprattutto se si pensa che riguarda moltissimi bambini in Italia. E' un risultato di interesse mondiale, ed inoltre i risultati aiuteranno il sistema sanitario a sollecitare un miglioramento dei prodotti attualmente in commercio, influendo positivamente sul loro rapporto qualità/prezzo. Il Laboratorio di proteomica dell'Università della Tuscia diretto dal prof. Lello Zolla, ha ottenuto ormai riconoscimenti a livello Mondiale diventando uno dei più qualificati punti di riferimento nel campo della ricerca e della sperimentazione. Ormai vengono scienziati da tutte le nazioni per confrontarsi con gli esperti viterbesi. Come in tutte le importanti imprese anche in questo caso servono finanziamenti. "300.000 euro l'anno-dice il prof. Zolla- arrivano dai Ministeri della Salute e dell'Agricoltura e dalle numerose aziende di tutto il Mondo con le quali collaboriamo". Un'eccellenza insomma che porta l'Università della Tuscia ai primi posti nel Mondo. |