 Cara Dott.ssa Cosimi,
Salve, Le scrivo perché mai come ora nella mia vita, mi sto trovando ad affrontare una situazione difficile.. Ho 29 anni e stavo con un ragazzo di 40..Lui mi ha lasciata…Stavamo insieme da 8 mesi ma ci frequentavamo da circa un anno, benché ci conoscessimo dall’infanzia.. Abbiamo avuto una bellissima storia d’amore, o almeno a parer mio, soltanto che io ho un carattere molto particolare. Non ho passato lunghi periodi da sola durante la mia vita. Non so’ se per mia volontà o paura mi sono comunque sempre ritrovata a non chiudere una storia senza averla aperta prima un’altra. Non ho molti amici, ma solo molti conoscenti, quando stavo con lui per me non esisteva nessun altro ed è stato così con tutti i miei fidanzati. Ora che sono sola, ho sempre voglia di vederlo e di passare del tempo con lui. Sono molto gelosa e talvolta manifestavo il mio fastidio se lui una sera andava con i suoi amici a mangiare una pizza piuttosto che stare con me. Premetto che non gli ho mai negato di vedere i suoi amici, solo che queste cose mi facevano sentire trascurata ma io mi ero abituata alla cosa e avevo capito che stavo esagerando. Continuava comunque a sentirsi poco libero perchè continuava a pensare che a me questo desse fastidio. Lui voleva avere più libertà, ad esempio se un sabato voleva uscire con i suoi amici invece di stare con me voleva sentirsi libero di fare.. anche se secondo me non c’era motivo di non stare insieme. Diceva che ci vedevamo troppo spesso ed ora che non ha più così tanta voglia di vedermi . Io sarei cambiata per lui perché so che il mio “vivere solo di lui” è sbagliato. Forse il problema è che ha una compagnia di ragazzi che non sono fidanzati, allora vede loro che sono soli e vorrebbe essere come loro?! Non so…sono confusa.. Lui dice che è meglio così per entrambi e che questo problema non lo risolveremo mai. La saluto
Cara Lettrice, La fine di una storia d’amore è spesso dolorosa e l’inizio di un momento di tristezza e messa in discussione di noi stessi e dei nostri comportamenti. Da quello che cerco di capire dalla sua lettera, non emerge solo una difficoltà nel voler superare la rottura di questo rapporto ma anche di capire un suo funzionamento generale nei rapporti amorosi. Penso che abbia fatto chiarezza in sé, capendo che la dinamica che si è messa in atto durante e alla fine di questa relazione, è comune di molte altre da lei vissute. Emerge infatti dalle sue parole un termine molto emblematico e forte sul quale la porto a riflettere. Scrive di “ Volontà” nella ricerca di un partner e “Paura” nell’idea di rimanere sola senza un compagno accanto o senza essere coinvolta in una storia affettiva. Credo che se ha usato questi termini , che mi permetto di definire forti, è evidente che li prova e ne è cosciente. Avere sentimenti di volontà nella ricerca di una situazione affettiva per la paura di ritrovarsi senza un'altra persona , che come dice lei, la fa sentire importante, è indicativo di come i suoi comportamenti siano orientati verso il mantenimento A TUTTI I COSTI di tale relazione. Mi sembra più che normale e naturale il fatto di voler tenere una persona accanto a sé se la eventuale perdita poi scateni paura e mancanza di impulso nel sentirsi importante. Questo quindi la porterà a mettere in atto una serie di strategie di “controllo” per evitare di ritrovarsi a provare sensazioni spiacevoli o all'inverso, a non provare più sensazioni molto piacevoli. E’ opportuno fare chiarezza sulla linea di confine che passa tra il dispiacere, la tristezza e l’angoscia per la perdita, in qualche maniera di una persona cara e il profondo senso di smarrimento e paura solo all’idea di perderla o di terrore nel momento della perdita. Nel primo caso infatti è un dolore che ci coinvolge affettivamente e nel pensiero quotidiano, magari portandoci a pensare spesso alla situazione o alla nostalgia di essa, a ciò che è successo o cosa non è successo. Nel secondo caso oltre a tutto quello che già ho elencato, si aggiunge anche una rottura del senso di identità. Succede cioè che la persona comincia a mettere in discussione in maniera profonda non solo i propri comportamenti ma anche e soprattutto la propria identità. Accade una sorta di rottura nel ruolo di vita che assumiamo. Una sorta di “esisto se tu mi fai esistere”, massima molto pericolosa al momento della fine del rapporto in quanto si verifica una perdita di identità. La ricerca dunque , quasi impulsiva, di un’altra relazione è spinta dal bisogno di ritrovare la propria identità e il proprio equilibrio. Quest’ultimo caso è spesso definito come DIPENDENZA AFFETTIVA, che non solo coinvolge la dinamica delle relazioni affettive ma, come già detto, costruisce un tipo di identità che influenza sia l’emotività in funzione dell’andamento delle relazioni affettive ma anche le funzioni vitali come l’appetito o il sonno, creando disturbi come ansia, depressione, insonnia, abuso di sostanze o scatenando altre dipendenze come quelle da gioco o da internet. Una psicoterapia cognitivo comportamentale, spesso risolve la situazione ridando in mano la vita alla persona, rendendola libera di vivere serena non in funzione di una storia d’amore. Grazie
Dott.ssa Monia Cosimi (Psicologo, Consulente Familiare, Psicoterapeuta cognitivo comportamentale Training)
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