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Home Notizie Viterbo Politica Parroncini: ''Scajola e Conti sanno già dove costruire la centrale nucleare. E tutto porta a Montalto di Castro''. La conferma dal ministro e dall’ad Enel a Parigi

Parroncini: ''Scajola e Conti sanno già dove costruire la centrale nucleare. E tutto porta a Montalto di Castro''. La conferma dal ministro e dall’ad Enel a Parigi

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“Non ne avevamo certo prima, ma dopo quello che è stato riferito oggi non esistono più dubbi: il governo sa benissimo dove costruire le centrali nucleari, continua però a prendere in giro i cittadini nascondendolo in vista delle elezioni”. E’ quanto afferma l’assessore regionale alle Reti territoriali energetiche, Giuseppe Parroncini.

 

Sulla scelta del sito per il primo impianto nucleare “ovviamente ho in mente un posto, ma l’informazione non arriverà dalla mia bocca”. Queste le parole pronunciate dall’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti alla Conferenza internazionale sull'accesso al nucleare civile in corso a Parigi, dove è presente anche il ministro Scajola, il quale ha invece spiegato che “i lavori per la prima centrale partiranno entro il 2013”.

 

“Questo governo – dice Parroncini – non conosce il significato della parola vergogna. Anche i bambini sono in grado di fare due più due: nello stesso luogo Conti dice di sapere già dove sarà costruita la centrale, mentre Scajola rafforza il concetto confermando che la prima pietra sarà posta nel giro di tre anni. I cittadini sono rimasti gli unici a non sapere dove verrà perpetrato questo scempio. E allora anche noi proviamo a fare due più due: un luogo con grande disponibilità di acqua, indispensabile per il funzionamento dell’impianto, uno scheletro già esistente per avviare la centrale, dove basta solo entrare e riprendere i lavori. Tutto porta a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, nel Lazio. Ma le conseguenze per il nostro territorio sarebbero devastanti dal punto di vista ambientale, dell’impatto sociale, per il turismo e l’agricoltura”.

 

“Abbiamo vissuto e soprattutto subìto negli anni ’80 le conseguenze di questa scelta, opportunamente bloccata con il referendum: la Francia venderà all’Italia la propria tecnologia, a noi non resterà che la bassa manovalanza. E una volta chiuso il cantiere ci troveremo ancora una volta con la disoccupazione di ritorno. Questo senza pensare che la linea della Regione Lazio è quella delle energie rinnovabili. Capisco che giocare pulito, come vediamo in questi giorni con il decreto salva Pdl, non sia il punto di forza del governo – conclude Parroncini - ma continuare a nascondere le scelte a questo punto significa solo una cosa: insultare l’intelligenza dei cittadini. Comunque ci batteremo per evitare che affossino definitivamente le possibilità di sviluppo della Tuscia”.

 

 


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