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Home benessere Viterbo Benessere Il seno: Risponde alle vostre domande un Chirurgo Estetico

Il seno: Risponde alle vostre domande un Chirurgo Estetico

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Il seno è sempre stato un punto cardine della donna a partire, per quanto ci è concesso ricordare, da dipinti del XV secolo passando per teorie psicoanalitiche freudiane sino ad arrivare alla letteratura contemporanea. Inoltre, a prescindere dalle varie interpretazioni socio-culturali del seno la mammella ha una grande importanza sia da un punto di vista funzionale che da un punto di vista psicologico. Non è solo un organo deputato all’allattamento ma una struttura complessa che rappresenta un simbolo: la femminilità.

Il seno perfetto. Esiste? La domanda è di difficile soluzione perché ogni donna ha il SUO seno.

Molti artisti hanno dato una loro definizione ma l’aspetto e la formulazione del concetto di bellezza cambia da donna a donna e, soprattutto, con il passare delle generazioni. Non è possibile ottenere la perfezione solo grazie all’inserimento di una protesi in quanto vi sono diverse varianti che andranno ad influenzare il risultato, non ultima la concezione di bellezza che si ha nell’età contemporanea.

Le indicazioni ad un intervento di mastoplastica additiva sono l’ipoplasia mammaria (difetto di sviluppo del seno), ipotrofia mammaria (riduzione del volume) in seguito a diete che hanno permesso di perdere molti chili o dopo l’allattamento, problematiche psicologiche che vadano ad interferire con l’immagine del femminile che ha di sè una donna, esiti di un precedente intervento di mastoplastica additiva.

L’età minima per sottoporsi ad un intervento di mastoplastica additiva è quella del completo sviluppo picofisico della paziente.

Comunque, da un punto di vista medico-chirurgico l’esame obiettivo della paziente si rivela fondamentale. La struttura e la forma del seno (presenza o meno di ptosi), l’altezza, il peso, l’ampiezza del torace, la posizione e le modificazioni (se presenti) del complesso areola-capezzolo, le spalle e anche i glutei e i fianchi sono importanti per decidere quale tipo e quale misura di protesi mammaria utilizzare.

L’esame obiettivo della paziente verrà fatto in piedi, con le sue mani giunte dietro la schiena e sopra il capo, e in posizione sdraiata e semiseduta, per vedere tutte le modificazioni del seno con i vari movimenti. Verranno effettuate misurazioni, fotografie pre-operatorie (e post-operatorie in un secondo tempo), palpazione dei linfonodi ascellari e verrà raccolta la storia della paziente con particolare attenzione a patologie cardiache e polmonari, diabete mellito (guarigione più lenta e maggiore incidenza di infezioni), problemi di sanguinamento, storie familiari o personali (anche esiti di radioterapia) di carcinoma mammario, problemi trombo embolici, assunzione di farmaci (anticoagulanti, estrogeni, etc.) e, non ultimo, il fumo (si consiglia di astenersi dal fumare due settimane prima e due dopo l’intervento).

A questo seguirà la descrizione dettagliata dell’intervento con spiegazione del tipo di protesi che si desidera utilizzare, della via di accesso, della sede di impianto e della complicanze cui la paziente potrebbe andare incontro.

Il tipo di protesi utilizzato più di frequente è in gel di silicone a superficie rugosa, di diverse forme (anatomica o rotonda) di differente proiezione e base. Il gel di silicone è un materiale altamente coesivo che garantisce un’ottima forma, una tenuta perfetta del materiale qualora dovesse verificarsi un incidente con rottura della protesi stessa, fastidi minimi (se presenti) post-operatori ed una maggior naturalezza del risultato.

La via di accesso nell’inserimento della protesi mammaria può essre fondamentalmente di 4 tipi:

- Periareolare: incisone effettuata a livello della metà inferiore dell’areola

- Sottomammaria: incisione effettuata a livello del solco sottommammario

- Transascellare: incisione eseguita a livello dell’ascella

- Periombelicale: la meno utilizzata, tramite una incisione a livello dell’ombelico con importante scollamento dei tessuti per arrivare alla mammella.

La sede di impianto della protesi mammaria può essere sottoghiandolare, sottomuscolare o dual plane, ognuna con I suoi vantaggi e svantaggi.

La protesi viene inserita sotto la ghiandola mammaria, nelle pazienti con un tessuto in grado di coprire tutto il volume della protesi stessa, grazie ad una via di accesso che permetta di scollare parte della ghiandola dal sottostante muscolo pettorale e l’impianto verrà eseguito tra la ghiandola stessa e il grande pettorale .

L’inserimento sottomuscolare è riservato a pazienti con un seno molto piccolo in cui si ha necessità di coprire la protesi con una maggiore quantità di tessuto (inserimento tra il muscolo grande e piccolo pettorale per evitare che la protesi si possa vedere o sentire).

La dual-plane, infine, è una tecnica mista che si avvale di un piano di inserimento a metà tra il muscolo pettorale e la ghiandola mammaria.

Dopo l’intervento può venire applicato un bendaggio elastico e lievemente compressivo. I punti di sutura vengono rimossi a circa 14 giorni dall’intervento e è necessario portare un reggiseno contenitivo su misura per circa un mese.

Come per qualsiasi tipo di intervento anche la mastoplastica additiva, per quanto eseguita da mani esperte e in strutture iper-specializzate, può non essere scevra da complicanze.

Di norma la protesi viene isolata dall’organismo da un rivestimento di tessuto cicatriziale sottile e flessibile, detto capsula periprotesica, come risposta all’inserimento di un corpo estraneo. Talvolta, in basse percentuali, in alcune pazientì questa capsula tende a contrarsi e ad indurirsi attorno alla protesi con modificazioni di forma e profilo.

Un vaso potrebbe sanguinare nel decorso post-operatorio: di solito se il vaso è di piccole dimensioni la raccolta di sangue viene riassorbita dall’organismo.

Una infezione può essere la sequela di qualsiasi intervento chirurgico, in caso di mastoplastica additiva si dovrà attuare una terapia antibiotica o chirurgica.

Comunque, l’importante, è attenersi scrupolosamente alle indicazioni del chirurgo. Il colloquio serve alla paziente per avere spiegazioni, rassicurazioni e sicurezza sul tipo di intervento, sui professionisti che parteciperanno (primo operatore, aiuto, anestesista, etc) e sul tipo di struttura in cui verrà ospitata. Il chirurgo verrà messo al corrente dei desideri della paziente e delle sue aspettative.

Per cui il risultato finale dell’intervento verrà raggiunto insieme, dal chirurgo e dalla paziente, grazie ad una collaborazione completa e ad una comprensione reciproca, dovuta anche alla spiegazione dei rischi/benefici e alla comprensione e valutazione di un consenso informato dettagliato e personalizzato.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 09 Ottobre 2009 11:03 )  


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