L’apertura delle scuole è alle porte, e giustamente la società civile e la politica vetrallesi si mobilitano, dimostrando che il tempo delle polemiche si è chiuso, anche grazie al buon senso istituzionale ed alla risolutezza mostrati dalla Dottoressa Carelli. Rimane la ferita di una pagina triste scritta dai governanti locali, fatta di noncuranza, di sprovvedutezza, d’immobilismo. Le soluzioni avviate tranquillizzano certo i vetrallesi sul futuro prossimo dei loro figli, ma in profondità c’è da ripensare un sistema scolastico sia dal punto di vista logistico che da quello strutturale e civile. I futuri amministratori non potranno esimersi dal fare scelte di lungo periodo, che non si riducano a racimolare anno per anno fondi o individuare spazi plausibili quali aule scolastiche. Un’aula scolastica non è soltanto uno spazio fisico: è uno spazio mentale, simbolico, relazionale. E come tale essa deve godere di requisiti più alti di quelli della semplice praticabilità: una volta risolto questo nodo, occorrerà sfruttare le sinergie createsi nel momento dell’emergenza per renderle costruttive ed operative, sempre. Lega Tuscia ha più volte sottolineato la necessità di riportare Vetralla alla dignità paesaggistica, culturale, civile che le compete come uno dei Comuni più popolosi e ricchi di potenzialità del territorio viterbese. La scuola è in tale prospetto un volano di crescita irrinunciabile: renderla non solo funzionale, ma appetibile e inserita attivamente nel territorio è fondamentale. L’autonomia prevista dalla riforma prossima ventura che, almeno su questo punto, pare aver centrato uno dei limiti della scuola italiana, è un’opportunità di crescita che gli studenti, le famiglie e gli amministratori futuri di Vetralla non devono farsi scappare. L’augurio è che la lezione (e che lezione!) sia servita. E forse un’iniziativa, fuor di polemica e del tutto simbolica, potrebbe servire come ultimo atto di questa brutta storia e prima pagina di una storia nuova. Tempo fa, ad un’incontro sull’emergenza scuola, un genitore eruppe in una -motivata e sacrosanta- protesta: “non possiamo certo fargli fare lezione per strada”. Invece è proprio lì che si dovrebbe tenere la prima ora di lezione del nuovo anno. Per rimarcare la volontà di fruire di un servizio garantito dalla Costituzione, per palesare un’ intenzione più ferma e responsabile di quella mostrata dai propri amministratori, per ribadire che ‘scuola’ non è soltanto carta bollata e uffici tecnici: è ovunque ci sia un incontro costruttivo tra generazioni responsabili e bisogno di crescita, tra diritti e doveri. Una lezione, per chi a breve dovrà sedersi su altri banchi.
Michele Vittori - Lega Tuscia
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